La Darbia blog

SAN GIULIO, IL DRAGO E IL PANE DELLE MONACHE

Mer, 27 gennaio 2016
SAN GIULIO, IL DRAGO E IL PANE DELLE MONACHE
C’è un’atmosfera di festa che serpeggia nel borgo di Orta verso la fine di gennaio. Il motivo? Semplice: si avvicinano le celebrazioni di San Giulio, amato patrono del paese nonché protettore degli edili di tutto il Cusio. Il giorno preciso dedicato al Santo (e ai muratori della riviera) è il 31 del..

C’è un’atmosfera di festa che serpeggia nel borgo di Orta verso la fine di gennaio. Il motivo? Semplice: si avvicinano le celebrazioni di San Giulio, amato patrono del paese nonché protettore degli edili di tutto il Cusio. Il giorno preciso dedicato al Santo (e ai muratori della riviera) è il 31 del mese, quando anche le porte del convento di clausura dell’isola rimangono aperte per la consueta distribuzione del «pane di San Giulio» prodotto dalle monache.

Durante la giornata si incrociano molti pellegrini che raggiungono Orta per assistere alla messa nella Basilica dell’Isola o partecipare alla processione che si svolge lungo l’unica stradina pedonale che circonda il monastero. Anche la benedizione degli strumenti di lavoro degli edili fa parte integrante della cerimonia, seguita da un abbondante pranzo e dal tradizionale incanto dell’agnello.

Secondo la leggenda San Giulio, predicatore cristiano di origine greca, giunse nelle zone del lago d'Orta insieme al fratello Giuliano, con lo scopo di convertire le genti ed edificare nuove chiese. Mentre Giuliano avrebbe costruito a Gozzano un edificio sacro in onore di San Lorenzo, Giulio si sarebbe diretto verso la piccola isola di fronte a Orta per edificarvi la sua centesima e ultima chiesa.

Molte storie suggestive si narrano a proposito di questo personaggio leggendario: si dice infatti che prima del suo arrivo l’isolotto fosse solo uno scoglio abitato da serpi e un mostruoso drago. Attorno al 390 Giulio attraversò le acque del lago stendendovi sopra il suo mantello e lasciandosi guidare nella tempesta dal suo bastone. Sconfisse il mostro e mise in fuga i serpenti e poi iniziò i lavori di costruzione della basilica nella quale riposano oggi i suoi resti.

Ma è nella sacrestia della chiesa che è custodito qualcosa di incredibile: una vertebra di drago, la prova materiale che la leggenda potrebbe avere un fondo di verità. Naturalmente nulla ci assicura che questo grande osso sia davvero appartenuto a un mostro, potrebbe essere il residuo dello scheletro di qualche animale, ma senz’altro la coincidenza è piuttosto affascinante.

A guardarla oggi, dalle tranquille alture de La Darbia, l’isola sembra un’oasi di pace e sacralità, forse perché, mentre le suore di clausura impastano il loro pane benedetto , San Giulio davvero veglia su di lei.

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