La Darbia blog

Sacro Monte di Orta, luogo dell’anima

Testo di Claudia Femia

Dom, 3 giugno 2018
Sacro Monte di Orta, luogo dell’anima
Sembra di camminare in un angolo di paradiso mentre si passeggia tra i sentieri del Sacro Monte di Orta, le antiche cappelle affrescate e le meravigliose piante del parco. Ci sono posti in cui l’anima si sente a casa, luoghi del cuore in cui il tempo si ferma e contano solo le emozioni. Uno di qu..

Sembra di camminare in un angolo di paradiso mentre si passeggia tra i sentieri del Sacro Monte di Orta, le antiche cappelle affrescate e le meravigliose piante del parco.

Ci sono posti in cui l’anima si sente a casa, luoghi del cuore in cui il tempo si ferma e contano solo le emozioni. Uno di questi ambienti magici è per me il Sacro Monte di Orta, dove la pace della natura filtra come la luce del sole tra gli alberi, dove la quiete francescana trasmette pura serenità.

Quando fu decisa la sua costruzione, sulla sommità della collina al centro del promontorio di Orta, erano tempi bui: la riforma di Lutero aveva creato un solco profondo nel mondo cristiano e la Chiesa Romana cercava di richiamare a sé i fedeli con alcune opere che avessero anche una finalità di educazione religiosa. Al Sacro Monte di Orta fu scelta la figura di San Francesco, a cui sono interamente dedicate le venti cappelle del percorso devozionale. Al loro interno sono custodite ben 376 statue in terracotta a grandezza naturale che illustrano gli episodi della vita e i miracoli del santo di Assisi: dal concepimento annunciato da un angelo alla nascita in una stalla, dalla scelta di povertà alle tentazioni del demonio, passando per i numerosi miracoli che gli vengono attribuiti.

I lavori di costruzione iniziarono nel 1590 nella “selva di San Nicolao”, dove già sorgeva una chiesa romanica, e si protrassero in tre distinti periodi fino al 1788, determinando l’alternanza di stili decorativi diversi: da quello rinascimentale, sobrio ed elegante, fino al più sfarzoso barocco, per poi passare al rococò ed infine al neoclassico. Il progetto iniziale fu affidato al padre cappuccino Cleto da Castelletto Ticino, mentre i lavori vennero controllati con rigore dal vescovo Bescapè, tenace sostenitore della Controriforma.

Ma la bellezza artistica delle cappelle è valorizzata anche da una cornice ambientale suggestiva: l’itinerario sacro fu progettato fin dall’inizio in sintonia con l’area naturale che lo ospita, oggi divenuta una riserva di tredici ettari che declina verso il lago. Salendo dal centro storico di Orta un ampio viale fiancheggiato da carpini conduce all’arco d’ingresso che accoglie i visitatori e li introduce nel percorso alberato tra le cappelle, all’interno di un grande parco caratterizzato da piante ornamentali come faggi, tigli e querce. Siepi e arbusti di bosso e agrifoglio creano zone d’ombra che favoriscono il raccoglimento dei pellegrini, mentre all’improvviso spettacolari squarci panoramici si aprono sul lago e allargano il cuore…

Lo scenario del Sacro Monte ha regalato a generazioni di innamorati attimi di intenso romanticismo. Uno degli episodi più celebri ha per protagonista il famoso filosofo tedesco Friedrich Nietzsche che durante il suo Grand Tour dell’Italia fece tappa ad Orta per incontrare la giovane e affascinante intellettuale russa Lou Andreas Salomè, alla quale aveva chiesto di sposarlo. Durante una passeggiata sul Sacro Monte, Nietzsche e Lou si appartarono a lungo, forse lui riuscì anche a rubarle un bacio… quel che è certo è che l’autore di Zarathustra di quell’episodio conservò fino alla morte alcuni ricordi: una foglia, uno schizzo su carta e un biglietto con una promessa.

Quello dei Sacri Monti è un patrimonio seminascosto, spesso sottovalutato, invece sono piccoli tesori che amano la discrezione e regalano attimi di gioia e raccoglimento, di pace e serenità.